Quella parte di Facebook che ha paura degli immigrati

Qualche giorno fa ho pubblicato un racconto: una semplice storia del viaggio dei migranti dell’Africa nera. Il post, pubblicizzato su Facebook a mie spese, per vedere un po’ come veniva percepito dalla gente ha avuto diversi apprezzamenti ma, soprattutto fra i commenti, si è scatenato l’odio più profondo – questo il post su Facebook  -. L’accusa principale mossa al post può suonare più o meno così: “pensiamo prima ai nostri poveri, gli altri per quanto mi riguarda sono solo dei parassiti, vengono a rubarci il lavoro, non hanno voglia di fare niente” e tante altre amenità del genere. Chi sono gli altri in questione? Gente che non ha una vita nelle terre dove vive (tipo il Sudan o l’Egitto, l’Eritra, la Nigeria, il Senegal e via discorrendo); chi ha paura di questi profughi? I nostri connazionali, viene quasi da pensare che questa paura, attinga le proprie radici ad una bassa autostima dei difensori della patria, oltre che alla paura reale di non farcela – anche quando i profughi che vengono da noi sono spesso costretti a vivere nell’ombra o sono retaggio di bande criminali -. Spesso si legge che i profughi sarebbero qui a spese nostre, che vivano in non so quali resort e che siamo noi a pagargli tutto. Inutile dire che, come nei casi precedenti, documentare notizie fondate che smentiscano queste illazioni è un gioco da ragazzi, eppure queste storie si espandono a macchia d’olio. Ad espanderle sono spesso siti web la cui violenza è spesso stata bannata anche da Facebook o di dubbia appartenenza. Internet e Facebook, poi, sono una cassa di risonanza molto forte che fa da valvola di sfogo per queste persone, ed è così che un semplice post venga preso d’assalto; un post che è poi solo un racconto di letteratura impegnata: grande detonatore da sempre la letteratura. I racconti scavano negli archetipi della gente.

Bestiario della peggio specie maschile alla festa della donna (8 animali di fantasia, ma non troppo)

L’8 marzo visto dal porco da SUV. Quest’essere ha zero dubbi ed una certezza: le donne sono scrofe maiale. Loro non escono con lui perché grugniscono dietro a quelli in Ferrari e, poiché lui è porco da Suv, passerà l’8 marzo al night, ché lì le maiale sono meno scrofe di quelle tipo la moglie di lui secondo sempre il giudizio di lui

L’8 marzo del fringuellino rock and roll. Lui odia l’8 marzo ma si sogna un sacco di groupie. Lo fa da quando aveva 14 anni… da quando si vedeva la Fenech… da quando ha cominciato a smanettare: con la chitarra. Il fringuellino rock and roll, gira per locali e fa i concerti con i soldi di mamma e papà e indossa robe poco costose: Barbour, Hogan, pantaloni di soia geneticamente modificati. Il fringuellino rock and roll passerà l’8 marzo a fare un concerto (ma solo se è sabato), altrimenti smanetterà un po’, con la… chitarra, be’ sì, ovvio, con la chitarra.

L’8 marzo del camaleonte della mimosa. Questo piccolo animale regalerà una mimosa: alla figlioletta, alla consorte, alla sorella della consorte, alla nonna della sorella della consorte, alla sorella della nonna della consorte. Si direbbe che il camaleonte sia un transformer, elegante con tutte; privo di secondi fini, vi regalerà una mimosa pure a voi, anzi ve ne regalerà due se avete un seno abbondante; tre se gli fate vedere la lingerie, quattro…

L’8 marzo dell’allodola di Shakespeare. Ma quali mimose! Ci vogliono anafore per un foro, anacoluti per i culi, assonanze per le stanze del piacere e poi, doppio, quadruplo enjambement carpiato, parole argentine nel senso di argentate e ballerine nel senso di scarpe basse. Tranquille! L’allodoletta anche oggi tromberà domani!

L’8 marzo della Balena spiaggiata. Essendo un mammifero ha molte assonanze con il porco da Suv, vivendo però in contesti equorei, alla scrofa maiala a lui piace di più la tonnetta di strada. Specie se è straniera perché lui: “ao me mastic English e son one international type”. Festeggerà la donna scorrazzando fra la razza balcanica, la sardina di Cracovia, un panino con la porchetta e, se ci scappa, pure con il pesce impalatore del Brasile

L’8 marzo del Toro da monta. Il giovenco ha: due petti, otto bicipiti ed un paio di tricicli. La carnagione sempre abbronzata tipo coltivatore di cotone, ama le moto, odia i peli, durante le notti tormentate sogna spesso di ritrovarsi da solo in una biblioteca mentre viene inseguito da libri e dispense assassine. L’8 marzo farà uno strip in un locale dove vecchie tardone gli riempiranno le mutande di banconote. Mitico!

L’8 marzo del galletto spennacchiato. Il porco da Suv, l’eroe che ha cominciato la nostra storia e che poi a un certo punto abbiamo visto assai simile alla balena spiaggiata, prima della fine della serata, subirà un’ultima trasformazione; ecco a voi: ii galletto spennacchiato! Dopo aver offerto: 10 bottiglie di Crystal ed aver regalato Swarovski e brillanti, ritornerà a casa in mutande dal night, a protuberanza dritta, ne avrà guadagnato al massimo: quattro complimenti in croce, una consulenza psicologica e un domani sarò tua da tutte le scrofe maiale del night

L’8 marzo però mo è passato e, come ogni bestiario medievale, ci sta pure l’animale mitologico: il Cuccudrone, l’abitante (un po’ folletto e un po’ checcazzè) delle campagne ciociare. Questo è il peggio animale di tutti, perché si ricorda dell’otto marzo o il sette o il nove e gli altri giorni si ‘mbriaca di parole, sghignazzamenti o venefiche mimose attossicate. È solo un gioco però lui l’8 marzo lo passa a bestia che, come la Commedia dell’Arte, si fa animale che respira dietro ogni essere umano e, nel caso del maschio omega plus, si fa fiera della peggior specie