C’è uno squalo nel tetto

Precipitevole discesa dall’etere. L’oceano, le montagne, puntini millesimali, ingigantiscono ravvicinandoli; morrò infranto, oh mio Dio! Caduta libera, devo cambiare direzione, aziono le dorsali, rallento con la pinna caudale; ho i secondi contati, ma forse no, ecco una pozza d’acqua, sembra una piscina, che bello! Farò uno di quei tuffi che nemmeno alle olimpiadi, ma che diavolo. Dannazione! Una corrente d’aria, andrò a sbattere contro quella casa, oh Santa protettrice degli squali cadenti prega per me, ecco che mi c’infilzo: che botta, sono rimasto incastrato nel tetto. Devo trovare il modo di liberarmi: Cartoonia ha bisogno di me. Uscirò di qui, basta spostarmi un po’ a destra, poi a sinistra: ecco, sì, ci sono quasi ma, oh madonnina che spavento! Chi sono quelli sotto il tavolino e perché urlano? Urlo anche io, loro urlano più forte: sono spaventato. Una vecchia signora entra nella stanza: è piccola, ricurva, quasi atavica, incede tremando, deve essere molto pericolosa con quel bastone.
“Nonna Jenny attenta: si è infilato uno squalo nel tetto”, dice una voce da sotto le gambe del tavolo
“Cosa c’entra adesso il quadro di Ernesto?”, risponde la vecchina
“Il tetto!”, le urlano da sotto il tavolo
La vecchina leva lo sguardo, mi vede, le sue pupille si dilatano, i suoi occhi mi raggiungono, sono enormi, stanno per inghiottirmi, ha i capelli ritti. Serro lo sguardo, chiudo la bocca, batto i denti, potrei morire. S’ode d’un tonfo ad un tratto. La vecchina è stesa al suolo. Una mano si sfila da sotto il tavolo, la afferra per una caviglia e la porta al riparo.
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Videocut

 

numpu
Foto: https://scriverecreativo.wordpress.com

Numpu si svegliò e tutto le sembrò maledettamente normale. La piccola stanza seminterrata era la sua tomba. La porta inchiavardata, la spia della webcam costantemente accesa e il suo corpicino nudo in primo piano per gli utenti connessi. Il diavolo sa cosa facesse quella gente quando la spiavano. Riconobbe il Natale dalle mutandine nere con una cometa disegnata sul sedere trovate sul comodino. Poco distante semplici istruzioni: “mostra la fica alla cam mentre le indossi”, firmato il tuo vecchio, dolce, rapitore. Numpu eseguì gli ordini pensando a qualche mese fa, quando poteva essere bambina, quando poteva farsi benedire dal sole.

 


Il racconto nasce da un esercizio di stile proposto dal sito: Scrivere creativo. Le regole del gioco erano abbastanza semplici: partire dalla foto dell’articolo e narrare del futuro di quella bambina che ha le braccia aperte e lo sguardo verso il cielo. L’unico vincolo stava nel numero di parole da usare nel racconto: esattamente 100. Ne è uscita una storia triste, mi dispiace e mi dispiace ancora di più per le tante, piccole, Numpu che un esercito di porci pervertiti mercifica sin dalla nascita.