C’è uno squalo nel tetto

Precipitevole discesa dall’etere. L’oceano, le montagne, puntini millesimali, ingigantiscono ravvicinandoli; morrò infranto, oh mio Dio! Caduta libera, devo cambiare direzione, aziono le dorsali, rallento con la pinna caudale; ho i secondi contati, ma forse no, ecco una pozza d’acqua, sembra una piscina, che bello! Farò uno di quei tuffi che nemmeno alle olimpiadi, ma che diavolo. Dannazione! Una corrente d’aria, andrò a sbattere contro quella casa, oh Santa protettrice degli squali cadenti prega per me, ecco che mi c’infilzo: che botta, sono rimasto incastrato nel tetto. Devo trovare il modo di liberarmi: Cartoonia ha bisogno di me. Uscirò di qui, basta spostarmi un po’ a destra, poi a sinistra: ecco, sì, ci sono quasi ma, oh madonnina che spavento! Chi sono quelli sotto il tavolino e perché urlano? Urlo anche io, loro urlano più forte: sono spaventato. Una vecchia signora entra nella stanza: è piccola, ricurva, quasi atavica, incede tremando, deve essere molto pericolosa con quel bastone.
“Nonna Jenny attenta: si è infilato uno squalo nel tetto”, dice una voce da sotto le gambe del tavolo
“Cosa c’entra adesso il quadro di Ernesto?”, risponde la vecchina
“Il tetto!”, le urlano da sotto il tavolo
La vecchina leva lo sguardo, mi vede, le sue pupille si dilatano, i suoi occhi mi raggiungono, sono enormi, stanno per inghiottirmi, ha i capelli ritti. Serro lo sguardo, chiudo la bocca, batto i denti, potrei morire. S’ode d’un tonfo ad un tratto. La vecchina è stesa al suolo. Una mano si sfila da sotto il tavolo, la afferra per una caviglia e la porta al riparo.
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