Amore Lusitano

“il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”
(Giovanni 1,1-18)

Anversa 1534

Ho visto la mia terra spaccarsi e mostrarmi le viscere. Lo zampillio del sangue nelle vene. Onde di mare innalzarsi nei suoi occhi, fuoco divampare dai nostri baci insaziabili che non si risparmiavano un lembo di pelle. Sono stato Joao Rodriguez, il figlio di Chabib, ora potete chiamarmi Amato… Amato Lusitano: dottore, giovane raccoglitore di veleni.
Il profumo di Elle mi raggiungerà ovunque, anche qui, nella città più ricca d’Europa che dorme perennemente sotto un cielo di nubi nere. I miei molti nomi e le città che mi porto dietro direbbero di me che potrei essere un trasformista, un viandante, eppure in me dormono soltanto tantissimi uomini: ognuno con un suo Dio diverso da adorare, l’unica certezza sono le labbra di Elle, poi proprio come voi, potrei essere chiunque all’occorrenza: soltanto l’amore, le mie carni nude, potrebbero svelare a chi vorrà saziarsene il nucleo primordiale dove il sangue si mescola con le sensazioni.
Anversa: voci di marinai si fanno più rumorose del canto dei gabbiani. Ricchi mercanti e donne agghindate, guardano facchini spaccarsi la schiena per caricare le navi. Sono arrivato da poco, il mio giovane uomo: alto, biondo, con robusti baffi, mi ha prelevato dal cargo di arance battente bandiera lusitana.
“Dottore”, mi ha detto, “sono Hans, benvenuto ad Anversa”
“Ciao Hans e grazie di tutto”, gli ho detto e insieme, discorrendo, ci siamo incuneati nei vicoli della città più ricca d’Europa
“Non ringraziatemi dottore, speriamo solo che tutto possa migliorare”
“Per noi ebrei, Hans, la vita è diventata difficile, prima in Spagna, ora in Portogallo, i re cattolici ci chiamano nuovi convertiti, il popolino usa un termine più affettuoso, ci dicono marrani, porci, davvero carini, no?”
“Qui ad Anversa, dottore, i cattolici sono sempre di meno, se la cosa può consolarvi”.
Sorrido, faccio per dire qualcosa, ma il mio nuovo amico mi interrompe bruscamente: “non so però quanto effettivamente possa davvero consolarvi… Quella che Lutero ci aveva promesso come una grande riforma, una protesta contro le simonie, sembra essere soltanto una base logistica per arricchire i principi tedeschi e tutti quei ricconi del nord che ci sono anche qui”
Nel frattempo, camminando e camminando, siamo arrivati a casa di Hans, sono stanco: è sera, sua moglie ci sta preparando una zuppa, una bile amara percorre il mio sangue, ma almeno qui, per un po’, non avrò gli occhi delle spie cristiane che mi sorvegliano per vedere se dico le preghiere ebraiche, se faccio stregonerie (come pensano loro), se bestemmio, pregando il mio Dio. Almeno qui, per un po’, la gente del posto vorrà farsi curare da un dottore laureatosi a Salamanca. A Lisbona i cristiani, preferivano la peste o tutte le epidemie del mondo: un cristiano non poteva essere curato dal medico dei marrani.
Ciotola, zuppa, Hans riprende il discorso sui luterani, dice che è stato a Frankenhausen. A sentire quel nome resto di sasso. Lo guardo, sembra che una lacrima gli sgorga dagli occhi…
“Di sicuro avrete sentito, dottore, quel che Lutero disse per quella battaglia. Io se ancora ci penso i nervi mi prendono tutto il corpo, sembro collassare”.
“So tutto, Hans: Lutero vi ha chiamato saccheggiatori scelerati, rapinatori di castelli e conventi che non appartenevano a voi. Ha detto anche che vi siete meritati la morte del copro e dell’anima, che siete una banda di assassini”

Hans scaraventò un bicchiere a terra: “Eravamo solo dei contadini, stanchi di sopportare i soprusi dei potenti principi di Germania. Negli occhi di Magister Thomas, nella sua vita, nella sua morte, riecheggerà per sempre la coscienza di un popolo che ha provato a ribaltare le logiche del potere forte. Anche a Münster ci hanno provato gli anabattisti a prendersi la città, ma quei due Jan, hanno fatto diventare un inferno il sogno di libertà che il popolo si portava con sé. Ora dicono che ce ne sia un altro, si chiama Jan van Batenburg, è un brigante vero e proprio, si aggira per le contrade di Münster e saccheggia, stupra, ammazza tutti quelli che non sono di fede anabattista. Dottore, ma lei davvero crede che valga la pena curare questa razza di uomini di merda che siamo tutti?”
Non dissi niente, ascoltai attonito.

Dopo cena mi ritirai nella mia stanza. Ripensai al discorso di Hans, alla fame dei contadini e alle loro rivolte soppresse con il sangue; alla persecuzione degli ebrei che venivano scacciati via, senza più una patria, avrebbero viaggiato lungo un percorso lontano dalle proprie terre. L’editto parlava chiaro, abbandonare il Portogallo, portandosi dietro, in una sacca, anche le ossa dei parenti morti. Pensai alla riforma di Lutero, una religione che andava contro i poteri forti per farsi anch’essa potere forte; pensai a quello che era accaduto a Münster: un manipolo di uomini aveva combattuto per instaurare il primo governo socialista e teocratico ma, arrivati al potere,  i liberatori  si sarebbero trasformati nei più feroci oppressori. Pensai alle parole di Hans e dormii. Lisbona mi apparve in sogno con gli occhi di Elle. La prima immagine che ho di lei è sempre un sorriso e poi, nascoste, le nostre labbra che si sfiorano: la sua lingua, la mia, intrecciate. Un bacio, un sovrapporsi di lingue che sembrano nascondere parole come “accoglimi”… “riscaldami”… “dimmi che in questo momento non morirò mai”… “dimmi che in questo momento posso essere totalmente me stesso”… “dimmi che in questo momento posso essere totalmente me stessa”… poi un abbraccio, a questo punto a parlare sono le nostre carni: nudità; io che mi fondo entrando dentro di lei, io che le dono tutto me stesso nel suo corpo; lei che, accogliendomi, dona se stessa… anche così, di nascosto, nei meandri di un sogno. Nella notte. Anche se durante quella notte Lisbona trema. La terra si spacca insieme alle nostre carni. Sono stato Joao Rodriguez, il figlio di Cahib, Amato, il dottore, eppure in quel momento di amore io non ho un nome; sono puro spirito nella carne. In quel momento lì siamo un sogno, non ci sono distanze, mi aggrappo ai suoi seni e sembro succhiare il suo latte come per nutrirmi del suo amore. Lisbona trema insieme a noi, in un unico grande fremito che sembra scoprire i nostri nervi, i nostri brividi, le anime, l’unico mondo di vita possibile.