Sangue, lacrime e fantasmi, nella Roma del rione Regola

WP_20160313_10_59_54_Pro_LI

L’appartamento dove visse Beatrice Cenci, nell’omonima via al civico 7/A

Il caso ha voluto che questo weekend io lo abbia passato in un angolo di Roma a ridosso del Ghetto. Un luogo al centro del rione Regola dalla toponomastica abbastanza poco confondibile:  via dell’Arco de’ Cenci, Lungotevere de’ Cenci, Monte de’ Cenci (dove si erge la chiesetta di San Tommaso ai Cenci) e poi, in uno spiazzale dove un parcheggiatore abusivo decide per una manciata di piccole monete in metallo chi (e come) può lasciare l’automobile, il mio piccolo appartamento, in via Beatrice Cenci, al civico 7. Poco più in là, dalla mia dimora, nello stesso palazzo, che sembra racchiudersi intorno al quartiere come un’antica fortezza, si scorge un’entrata con un grande arco, sorretto da un balcone e, più su, una piccola finestra decorata con festoni rinascimentali. In quella stanza, così teneramente femminile, abitava Beatrice, mostrando al mondo quel poco che poteva di una brevissima femminilità tormentata.

 

I turisti che spendono il loro tempo, nella grandissima bellezza romana, difficilmente riusciranno ad assaporare questo piccolo anfratto di Roma che, come tutte le immagini private, restano nascoste e un po’ furtive, agli occhi dello smartphone o della lente, ormai old style, della camera fotografica. In fondo, quello non è che un sobborgo di Roma abbastanza vuoto, un piccolo budello che scorre, appartato, dal marciapiede trafficato di via Arenula, dove l’immaginario vuole che signore imbellettate, passeggino velocemente per recarsi all’Argentina. In questa piccola piazza, poco o niente: un ristorante dalla parete tappezzata di adesivi di TripAdvisor, il Gambero Rosso o altri certificati di eccellenza o un negozio che appare un inganno sin dall’insegna: l’Astrologo, articoli religiosi e, in fine, una chiesa, un Arco ed una strada che si perde in un piccolo monticello privato.

WP_20160311_20_36_34_Pro_LI

L’Arco de’ Cenci, ovvero il luogo in cui qualcuno vide la Madonna piangere

Restiamo alla Chiesa e all’Arco e cerchiamo di proiettarci fuori dal tempo; togliamo gli scooter, le luci al neon ed ogni sorta di modernità da quella strada. Siamo nel 1546, Beatrice non è ancora nata e due giovani stanno giocando sotto quell’arco (anche se un decreto del Monsigor governatore lo ha proibito). Uno dei due avrà raggiunto quel luogo, molto probabilmente, dall’antica via delle Zoccolette: una strada che, prima della costruzione di quella che è oggi via Arenula, era molto più estesa. Le zoccolette erano le orfanelle del conservatorio dei Ss. Clemente e Crescentino “istituito per le povere orfane, denominate – comunemente – zoccolette”. Le zoccolette, però, erano anche le prostitute perché quelle orfane, una volta dismesse dal conservatorio, non avevano altro destino se non quello di finire sul marciapiede. Percorrendo quella strada, dunque, i due giovani, dopo aver attraversato un sottile percorso simbolico che li lega sia alla spiritualità che ai bassifondi dell’anima si ritrovarono sotto l’arco de’ Cenci a giocare come sappiamo… ben presto il gioco degenerò, i due cominciarono ad insultarsi (dalle parole ai fatti, a volte, il percorso è miseramente breve): entrambi cominciarono ad azzuffarsi, uno dei due, fa finire il compagno a terra e, in preda all’ira, brandisce un coltello e sta per finire il rivale; quest’ultimo, vistosi oramai più morto che vivo, chiede all’altro di risparmiarlo, in nome della Vergine Maria, raffigurata in una piccola icona, proprio sotto l’arco. L’uomo allora ha pietà dell’altro, in nome della Vergine e, mentre lo sta aiutando a rialzarsi. questi raccoglie il pugnale “et in premio d’avergli donata la vita, empiamente l’uccise”.
Tanto crudele e vile fu il gesto del balordo che, si narrò che l’icona della Vergine sotto l’arco cominciasse a piangere “abbondandissime lagrime”; per via di quel fatto oscuro e per il miracolo delle lacrime i fedeli vollero erigere una Chiesa, fu così che nacque Santa Maria del Pianto.

 

2 pensieri su “Sangue, lacrime e fantasmi, nella Roma del rione Regola

    • Se hai letto il mio racconto I cenci di Beatrice, potrai ben capire che anche il mio affetto è sincero per lei 🙂
      Comunque dormire per due notti a pochissima distanza dalla sua camera da letto è stata un’esperienza unica e bellissima 🙂

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...